Vivere Accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo

da | Giu 9, 2020

“I rituali sono sfiancanti, non sai mai come potrebbe reagire, se hai fatto abbastanza per lui. Non esco più per evitare di fare le cose e causargli ansia. Non so più come comportarmi. Sta diventando una situazione limitante e ingestibile. Finiamo con il litigare ogni giorno. Vivere accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo è impegnativo.”

Essere un familiare o un partner di una persona affetta da Disturbo Ossessivo Compulsivo spesso comporta un livello di invalidazione della propria quotidianità, tanto quanto avere il disturbo.

Questo articolo si pone come obiettivo quello di far comprendere ai familiari e i partner di persone che soffrono di DOC le informazioni di base del Disturbo Ossessivo Compulsivo e dare uno spazio alle emozioni e ai pensieri che ogni giorno provano.

Evidenti sono i circoli viziosi che si instaurano tra i membri della famiglia, i quali oltre a mantenere il problema, alcune volte, invalidano la terapia. E’ quindi fondamentale affiancare ad una terapia individuale, un sostegno a tutto il nucleo.

[Cos’è Disturbo Ossessivo Compulsivo]

Il disturbo Ossessivo Compulsivo, anche chiamato con l’acronimo DOC, ha come dice il nome stesso due elementi cardine: le ossessioni e le compulsioni.

Le ossessioni consistono in una serie di pensieri, impulsi e immagini mentali vissute dalla persona come molto sgradevoli e intrusive. Le ossessioni spingono la persona a mettere in atto dei comportamenti ripetitivi o delle azioni mentali che permettono un momentaneo sollievo, queste azioni sono dette compulsioni.

Le ossessioni vanno oltre le semplici e comuni preoccupazioni. E’ bene tenerlo presente quando abbiamo di fronte tale disturbo. Le preoccupazioni le abbiamo tutti e riguardano eventi negativi, stressanti, legati a problemi di natura quotidiana. Le ossessioni appaiono eccessive e irrazionali.

Nel tentativo di ridurre il disagio e l’ansia che consegue a tali pensieri, la persona affetta da DOC mette in atto le compulsioni, esse possono prevedere diverse azioni come azioni comportamentali di lavarsi le mani o oggetti, riordinare, controllare, o azioni mentali come contare, ripetere formule o pregare.
Spesso le compulsioni sono così ripetitive che prendono le distanze dalle idee ossessive e finiscono con l’aver un ruolo preventivo.

Le persone con DOC, a causa del proprio disturbo, fanno notevole fatica a mantenere un lavoro stabile. Vengono spesso imputati di eccessiva lentezza nello svolgimento del compito, quando invece il loro è timore di colpa per irresponsabilità. La persona con DOC è molto attenta e preoccupata della correttezza della propria performance, importante per lei è non essere imputabile di essere colpevole di non aver fatto il proprio dovere.

Il disturbo si riflette inoltre sulla qualità delle relazioni affettive e amicali, la maggior parte di loro ha estrema difficoltà nel mantenere relazioni stabili, qualunque sia la loro natura. Il disturbo comporta che le persone si sentano con più facilità oggetto di critica e attribuiscano alle affermazioni ricevute un peso maggiore rispetto al resto della popolazione.

Il DOC è riscontrabile in circa il 3% della popolazione e si presenta con con maggiore frequenza prima dei 25 anni. Poiché è un disturbo insidioso e che si aggrava spesso con il tempo, moltissime persone faticano ad individuare un esordio del disturbo stesso, cioè definire quando sono comparsi i primi sintomi.
Il disturbo viene rinforzato da diversi fattori, uno tra tutti è il circolo vizioso che si instaura.

A pensiero intrusivo la persona risponde con un timore di intollerabilità dello stesso, viene così percepito come indicatore di pericolo, ciò scatena una eccessiva attivazione emotiva e nel tentativo di allontanare tale stato, la persona mette in atto un comportamento che nel breve termine restituisce una sensazione di sollievo. Tra i comportamenti coinvolti vi sono anche l’evitamento delle situazioni temute e le rassicurazioni richieste ai familiari. La compulsione però riduce l’ansia in quel momento, non impedisce ad un evento di accadere, e fa si che si fissi in memoria tale pensiero ossessivo.

Secondo Guidano e Liotti (1983) l’ambiguità nella relazione con le figure di riferimento ha una importante influenza sul disturbo. Spesso ci si trova di fronte a messaggi sistematicamente contraddittori, a volte comunicando affetto e apprezzamento sul piano verbale, ma freddezza e disapprovazione sul piano non verbale o viceversa. Il dubbio di essere o meno una persona disprezzabile accentua la ricerca della certezza assoluta e, successivamente, l’attitudine al dubbio che, secondo questi autori, sarebbe motore delle ossessioni e delle compulsioni.

[Vivere accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo: Come si sente e cosa pensa il familiare]

Il DOC entra in casa e si prende pian piano le vite di tutti. Ossessioni e compulsioni coinvolgono la persona in primo luogo ma non sfuggono a conseguenze partner, familiari e amici che si trovano a vivere accanto al DOC.
Limitazioni sul piano personale e sociale nonché l’eccessivo carico emotivo percepito vengono di frequente raccontati da queste famiglie.

I comportamenti tipici dei familiari oscillano dalla aperta compiacenza alla critica esplicita e al contrasto.

Di frequente si osserva la loro partecipazione alla sintomatologia della persona affetta da DOC.
I membri della famiglia si ritrovano ad aiutarlo nelle compulsioni, svolgendo per lui alcuni rituali, modificando le proprie abitudini, rassicurandolo di aver messo in atto determinati comportamenti loro in prima persona o rassicurando il suo timore. Tutti questi comportamenti rinforzano l’idea della necessità di determinate compulsioni, impedendo così un reale cambiamento della patologia.

Altrettanto frequente è il comportamento di contrasto, anche se in antitesi rispetto al comportamento precedente. I familiari che reagiscono con questa modalità si mostrano di frequente con uno stile comunicativo critico, ostile e svalutante nei confronti dei sintomi. Sono familiari o partner che reagiscono con eccessivi rimproveri, minacce di ritorsione e derisione con affermazioni tipiche “non sei in grado di fare nulla”, “sei esagerato”. Questo atteggiamento comporta una eccessiva conflittualità familiare con ripercussioni molto intense sul piano emotivo della persona affetta da DOC. Tutto questo fa sperimentare nei soggetti con DOC, emozioni di forte rabbia, vergogna, tristezza, incrementando il timore della colpa, caratteristica centrale della sintomatologia del DOC.

Molti di questi familiari ammette di trovarsi coinvolto giornalmente o settimanalmente nell’evitamento di situazioni potenzialmente ansiogene o nel seguire rigidamente le regole imposte, facilitando l’esecuzione dei rituali. Alcuni di loro ammettono di sostituirsi ai rituali eseguendoli al posto della persona affetta.

Riconoscono l’irragionevolezza delle idee e delle ossessioni che tormentano la persona e pur prendendone le distanze, non condividendole, non riescono a rifiutare le loro richieste. Questo avviene spesso a causa della mancanza di reale affinità e coesione nella coppia genitoriale e nel totale esaurimento delle risorse a seguito di molteplici episodi stressanti legati alle compulsioni.

Con l’intento di rassicurare e permettere l’evitamento dell’ansia del proprio familiare, ci si ritrova a modificare gli schemi familiari, aderendo ai rituali. Questo meccanismo viene nominato “family accomodation” (Lebowitz e Bloch, 2012).

Tra i comportamenti e pensieri più frequenti in queste famiglie sono:

  • le rassicurazioni 
  • compartecipazione alla compulsione
  • evitamenti della vita sociale e isolamento familiare
  • modificazione della routine familiare e lavorativ
  • sostituirsi alla persona affetta da DOC

Vivere accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo provoca i vissuti emotivi di esasperazione, rabbia, scoraggiamento impotenza rispetto ai sintomi del loro caro. Queste emozioni permettono una collaborazione con la terapia con la domanda frequenza di aiuto nel come poter gestire al meglio la situazione.

[Vivere accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo: come gestire la situazione]

1. Buona comunicazione: fondamentale è instaurare un buon clima comunicativo, garantendo la possibilità di esprimersi liberamente e apertamente, con la consapevolezza dell’importanza del non sentirsi giudicati. La sensazione di giudizio infatti viene vissuta da entrambe le parti, sia dai familiari che percepiscono il senso di colpa nell’aver contribuito allo sviluppo del problema sia nella percezione propria della persona affetta da DOC.
2. Vivere accanto al Disturbo Ossessivo Compulsivo richiede comprensione del funzionamento del disturbo del proprio familiare che è unico seppur simile nel funzionamento generale del DOC.
3. Riconoscere il DOC come malattia: spesso erroneamente accusati di scarsa volontà, testardaggine e di esagerazione volontaria; è necessario tenere a mente che le persone con DOC non sono difettose ma affette da una malattia.
4. Creazione di alleanza familiare contro la malattia sviluppando capacità e risorse come la compassione, la generosità, gentilezza e pazienza. Ricordare alla persona che il suo comportamento è folle e chiederle di smettere non aiuta la persona, anzi aumenta gli effetti negativi. Ricordiamo che se fosse possibile smettere invitandolo semplicemente a farlo lo avrebbe già fatto. Chi soffre di DOC non vorrebbe avere questi pensieri e comportamenti compulsivi.
5. Eliminare l’atteggiamento criticante: questo atteggiamento non fa che peggiorare e aumentare la sintomatologia diminuendo la motivazione al cambiamento.
6. Atteggiamento comprensivo, fiducioso ma sufficientemente distaccato aiuta a ridurre l’ansia durante il lavoro di esposizione richiesto dalla terapia.
7. Incoraggiare e non rassicurare: le rassicurazioni fanno parte dei meccanismi di mantenimento del problema. Incoraggiarlo ad essere realista sulla pericolosità della situazione senza porre attenzione all’esagerazione o all’irragionevolezza. In particolare è assolutamente inutile cercare di mettere in discussione la veridicità dell’ossessione.
8. Cardine della terapia è l’esposizione e la prevenzione della risposta, questo richiede la necessità del sostenere la persona nel processo terapeutico. Questo sollecita una sensibilità ad incoraggiare senza forzare esposizioni, rispettando i tempi individuali.
9. Non drammatizzare inevitabili ricadute. Non verrà vanificato tutto il percorso quando verrà messo in atto un rituale precedentemente superato con il programma di esposizione, è quindi importante incoraggiare ad osservare i progressi invece che il percorso mancante.

La riduzione dello stress e dei conflitti, il ristabilimento dell’armonia familiare e il ritrovamento dell’intimità e della reciprocità con il paziente, costituiscono un passo fondamentale nel ristabilimento di una buona Qualità della Vita del familiare e in una buona riuscita del trattamento del DOC .

La Terapia Cognitivo- Comportamentale per il paziente DOC, associata alla Terapia Cognitivo-Comportamentale rivolta ai familiari consente la realizzazione del piano terapeutico di aiuto sia per i pazienti che per gli altri membri della famiglia, nella loro lotta verso il superamento del disturbo.

Grazie per aver letto l’articolo. Contattami per un appuntamento in sede o via Skype comunicando il codice: VivertiAccantoDOC per usufruire del primo colloquio scontato del 50%.
Dott.ssa Cinzia Borrello, Psicologa Psicoterapeuta cognitiva e cognitiva comportamentale e Terapeuta EMDR II livello.

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